Andrea Milani:\>_

// 02 · Il filo

Da dove vengo

Ho cambiato strumenti molte volte, il gesto mai.

Sono nato nel 1974 e sono cresciuto dentro un immaginario contaminato da cartoni animati, serie televisive, cinema, giocattoli, robot, videogiochi e musica, che tra gli anni '80 e '90 hanno segnato profondamente la mia generazione; è un patrimonio che mi porto ancora dentro, non come nostalgia fine a sé stessa, ma come linguaggio creativo.

// I primi mondi

Prima dei circuiti, della stampa 3D e dell'intelligenza artificiale, c'erano i LEGO, il Meccano e le macchinine.

Da bambino costruivo mondi, non seguivo mai le istruzioni originali delle confezioni; preferivo modificare, inventare, mescolare pezzi, personaggi e storie inventate da me; costruivo città intere con i cartoncini Bristol, oppure nella terra o nella sabbia, realizzavo ambientazioni per modellini di camioncini e macchinine e piccoli universi immaginari.

Non lo sapevo ancora, ma stavo già facendo quello che faccio oggi, ovvero dare forma a qualcosa che prima esisteva solo nella mia testa.

Andrea da bambino accanto alle sue costruzioni LEGO: un razzo, una gru, veicoli e una fila di personaggi.
// Le prime costruzioni, insieme a macchinine, personaggi e storie di fantasia, che popolavano i miei mondi interiori
// I computer · primi anni '90

Poi sono arrivati i primi personal computer; nei primi anni '90, durante il mio percorso scolastico all'Istituto Tecnico per Geometri di Reggio Emilia, ho conosciuto l'MS-DOS 3.00, la prima versione di Windows 2.03, il BASIC e il Turbo Pascal; in casa è arrivata la mia prima console da gioco, l'Intellivision della Mattel, poi il Commodore VIC-20, il Commodore 64 e l' Olivetti PC1, ed è grazie a questi miei primi meravigliosi pc, che è sbocciato il mio amore per l'informatica, il quale mi avrebbe accompagnato per sempre.

// Il Commodore VIC-20 con il Datassette e il Commodore 64
// DJ Millo

Verso la fine delle scuole superiori è arrivata la musica, altro mio grande amore; un amico dj mi ha avvicinato al mondo dei vinili, mi ha insegnato le prime tecniche di mixaggio e arrivare all'acquisto dei miei primi due giradischi storici: i Technics SL-1210 MKII. Da lì è iniziata la mia seconda vita come DJ Millo: più di dieci anni nelle discoteche locali di Reggio Emilia e non solo, tra serate e produzioni discografiche techno, trance ed hardstyle.

Due giradischi Technics SL-1210 MKII con tappetini a tema Pac-Man, affiancati a un mixer Numark e a una cuffia, sopra uno scaffale pieno di vinili.
// I Technics SL-1210 MKII, il mixer e i vinili

Anche lì, in fondo, il gesto era lo stesso, ovvero costruire atmosfere, mettere insieme elementi diversi, creare un mondo sonoro in cui le persone potessero entrare.

Dj dal 1994 e produttore dal 1996, ho lavorato con Saifam Group di Verona e con Expanded Music di Bologna e qualche disco è andato più lontano di quanto potessi immaginare.

// Qualche titolo
Etichetta del vinile Millo 2 Trraxx, contenente Pull The Trigger, Dance Pollution.Millo — Pull The Triggerlicenziato in Germania da Fuse / Massive Records, dentro Techno Club Vol. 3
Etichetta del vinile B.O.N.Y. The Hurricane, Dance Pollution 1998.B.O.N.Y.progetto co-prodotto con Dj Bony: The Angel's Cry e The Hurricane, licenziati in Olanda, Belgio e Spagna
Etichetta del vinile Dj Millo Fuckin Trip On XTC, Restyle 2004.Dj Millo — Fuckin' Trip On XTClicenziato dall'inglese Nukleuz, nelle compilation e nelle playlist hardstyle britanniche
Etichetta del vinile Dj Millo Schizophrenik In Panik, Restyle 2004.Dj Millo — Schizophrenik In Panikprimo posto nella Zero DB Chart di Radio m2o
Etichetta del vinile Dj Millo Fucker, Restyle 2005.Dj Millo — Fuckerdi nuovo primo posto nella Zero DB Chart
Etichetta del vinile del progetto hardstyle Saifam, 2009.Dj Phil Ty — A Kay Aprogetto hardstyle di casa Saifam di cui sono diventato front man, ideato da Technoboy e Tuneboy
// DJ Millo · gli anni della consolle
// La svolta

Nel 2011 quel ciclo si è chiuso, non senza fatica e sofferenza; è stato un periodo molto difficile, ma anche un punto di svolta irreversibile che oggi ringrazio con tutto me stesso.

Da quel momento ho iniziato un lungo percorso di crescita personale, durante il quale ho capito che la mia felicità non poteva dipendere solamente da conferme, risultati o riconoscimenti esterni e quindi ho iniziato un profondo percorso interiore, che mi ha portato a conoscere meglio me stesso.

Da questa esperienza è iniziata una parte fondamentale della mia vita, ovvero il bisogno di mettere la mia creatività, la mia manualità, la mia esperienza informatica e la mia capacità di costruire, al servizio degli altri, soprattutto delle persone fragili, delle persone con disabilità e di chi potesse avere bisogno di strumenti, supporti o possibilità nuove.

Da questo percorso è nata anche Credere per Vedere OdV, l'organizzazione di volontariato che presiedo dal 2011, il cui nome è ispirato all'omonimo libro di Wayne W. Dyer, la cui lettura ha letteralmente stravolto il modo di vivere la mia vita.

In quello stesso periodo è arrivato anche Linux, non come scelta ideologica o moda da smanettone, ma come strumento concreto: mi permetteva di dare nuova vita a computer dismessi, renderli ancora utili, leggeri, dignitosi e accessibili per persone o famiglie che non potevano permettersene uno nuovo.

Dopo MS-DOS, Windows, BASIC e Turbo Pascal, Linux è stato un altro passaggio importante: il momento in cui la mia passione per l’informatica ha iniziato a diventare anche recupero, riuso e possibilità concreta per gli altri.

Una parte importante di questo cammino viene anche dal mio papà.

È stato uno degli elettrauto più bravi e rinomati di Reggio Emilia, possedeva un'officina tutta sua; era competente, ingegnoso, generoso e gentile, capace di aiutare le persone più fragili, anche quando queste non potevano ripagarlo economicamente.

Nel corso della mia vita è stato proprio lui a regalarmi gli oggetti che hanno acceso il mio immaginario: i primi robottoni (Daitarn III, Mazinga Z, Goldrake, i Transformers, etc..), tantissime confezioni di Lego e poi l'Intellivision, i Commodore Vic 20 e 64 e l'Olivetti PC1; per me non erano solo giocattoli o macchine, ma i cancelli attraverso cui potevo dare vita ai miei mondi interiori.

Da lui ho ereditato il rispetto per il lavoro fatto bene e l'idea che una capacità tecnica o un talento, abbiano davvero valore quando possano contribuire a migliorare la vita di qualcuno.

// Le mani che tornano · 2020–2024

Nell'agosto del 2020 ho acquistato la mia prima stampante 3D cartesiana, la Artillery SideWinder X1; all'inizio è stata uno strumento da scoprire, poi è diventata una specie di ponte tra l'immaginazione e l'oggetto reale, tra il disegno e la materia, tra quello che avevo in testa e qualcosa che potevo finalmente toccare con mano.

La stampante 3D Artillery SideWinder X1 con la bobina di filamento montata, davanti a un muro di cemento.
// La Artillery SideWinder X1, agosto 2020

Tra il 2021 e il 2024 sono tornato, quasi senza accorgermene, a costruire mondi in miniatura. Ho realizzato diversi diorami, pubblicati principalmente sul mio profilo Instagram. È stato come ritrovare il bambino che costruiva città con i cartoncini Bristol, ma con strumenti nuovi, più moderni e più precisi.

Uno dei progetti più importanti di quella fase è stata la costruzione del diorama della Base della Fortezza delle Scienze di Mazinga Z, completamente meccanizzato, con le paratie della piscina che si aprono e si chiudono facendo emergere Mazinga Z, come nel cartone animato originale; la realizzazione di quel diorama, mi ha avvicinato sempre di più a componenti meccanici progettati e stampati in 3D e controllati tramite elettronica open source, al mondo dei microcontrollori della famiglia Arduino e al relativo codice di programmazione C++.

Il diorama della base della Fortezza delle Scienze di Mazinga Z, con la piscina aperta, e la sagoma di Mazinga sullo sfondo.
// Il diorama della Base della Fortezza delle Scienze
// il diorama in movimento

Da lì, il passaggio alla realizzazione di ausili stampati in 3D, integrati con elettronica e sensoristica, per arrivare alla costruzione di prototipi assistivi, è stato molto naturale.

// Oggi

Oggi costruisco prototipi con stampa 3D, elettronica, microcontrollori e intelligenza artificiale. Alcuni sono esperimenti, altri diventano dispositivi assistivi, altri ancora sono modi per raccontare la tecnologia in maniera più umana.

// TugurioLAB · ex cantina

Lavoro nella mia ex cantina, che ho attrezzato a laboratorio personale e che ho chiamato TugurioLAB; non ha nulla di patinato, nessuna luce studiata, niente di instagrammabile, è letteralmente la mia caverna, dove penso, immagino, creo, monto, smonto, faccio tantissimi errori e sbagli, ma è il posto in cui la mia anima si diverte tantissimo.

Ho cambiato strumenti molte volte: LEGO, Meccano, cartoncini Bristol, sabbia, computer, vinili, diorami, stampanti 3D, sensori, AI e altri ne cambierò in futuro, ma il gesto è sempre rimasto lo stesso.

// Profilo professionale

Di mestiere lavoro presso il Servizio Sistemi Informativi e Transizione Digitale del Comune di Reggio Emilia, occupandomi di infrastrutture digitali, videosorveglianza cittadina, rete MAN in fibra, Wi-Fi pubblico e sistemi IoT su LoRaWAN.

È una parte importante del mio percorso tecnico: mi ha abituato a ragionare su sistemi reali, affidabilità, manutenzione, reti, dispositivi distribuiti e tecnologie che devono funzionare nel mondo concreto, non solo sulla carta.

I progetti raccontati in questo sito nascono invece come attività personali o associative, sviluppate fuori dal mio ruolo istituzionale.

Costruire mondi, dare forma alle idee e quando possibile, trasformarle in qualcosa che possa servire a qualcuno.

tocca per chiudere